Progetti sociali innovativi: Diego Sportiello su Radiorizzonti

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Intervista a Radiorizzonti sui nostri progetti sociali: chi fa del bene, sta bene

Giovedì 6 maggio il nostro Presidente Diego, insieme a Paola, è stato intervistato da Gabriella Girola su Radiorizzonti, FM88.

Qui di seguito potete leggere il testo dell’intervista

RADIORIZZONTI – INTERVISTA A DIEGO E PAOLA

Gabriella Girola di Radiorizzonti, durante la trasmissione “Giorno dopo giorno” ha dato spazio al nostro presidente Diego Sportiello per presentare Fondazione Fonte di Speranza, i suoi progetti e la sua storia.
L’intervista comincia con una introduzione di Diego, dove spiega come è nata l’idea di Fonte di Speranza e si snoda lungo la vita della fondazione, con aneddoti e considerazioni sulla solidarietà.

FdS - Padre Querzani e Diego Sportiello2

Diego Sportiello e Padre Querzani

Diego: nel 2004 sono andato in pensione e ho pensato fosse il caso di mettermi a lavorare. Tra le tante cose che si potevano fare, avevo già avuto modo di impegnarmi con delle esperienze in convegni internazionali nel settore del profit, e ho ritenuto di potermi cimentare in questa area del non profit. Quindi, abbiamo fatto nascere Fonte di Speranza proprio come associazione per aiutare in situazioni di emergenza e proprio quando è nata nel 2004, la sua nascita è stata concomitante allo Tsunami che c’è stato all’epoca e che ha coinvolto tutta la zona della Asia, tra cui un villaggio del Tamil Nadu nella zona indiana. In questo villaggio, degli amici avevano un progetto e siccome lo tsunami ha portato via tutto in questo villaggio ho preso al volo questa occasione per portare un aiuto in questa situazione. Da lì è cominciata la mia storia, sono entrato in questo mondo del non profit, ho conosciuto tante persone tra cui un certo Fausto Sangiorgi di Brisighella, un personaggio incredibile che mi ha fatto conoscere anche Padre Giovanni Querzani, un missionario che opera nella zona di Bukavu, nel nord-est del Congo, una zona critica allora e massimamente critica ancora oggi. Ecco, da qui è nata un po’ tutta la mia esperienza, intervenire dove mi si chiedeva di aiutare in una certa situazione. Andando avanti nelle esperienze, ho visto che molto spesso l’aiuto andava bene, chiaramente aiutavo a risolvere dei problemi sul momento, però non risolveva la vita delle persone della zona o del villaggio o di una zona specifica. Per questo, ho cominciato a selezionare le fattibilità sulla possibilità di poter avere degli interlocutori con cui sviluppare questi progetti. Questi interlocutori sono stati: Padre Querzani, nella zona di Bukavu, nel nord est della Repubblica Democratica del Congo; Padre Katentu nella zona del Lago Tanganica; Padre Bomoi, nella zona di Kemba, nella parte occidentale Congo e infine Peter Bayuku, un “polentone” lo chiamo io, ma in realtà è sierraleonese ed è tornato giù in Sierra Leone dopo aver vinto l’Ambrogino d’oro per la sua attività in aiuto al suo paese di origine. E quindi, ecco, praticamente noi abbiamo trovato queste realtà veramente critiche che andavano aiutate a trovare la “normalità”, intesa a modo nostro ma anche per loro. C’erano tante situazioni molto strane e così abbiamo cominciato con un progetto strutturato interamente da volontari con tanta voglia di aiutare e siamo arrivati oggi ad avere una associazione sì, di volontari, ma con dei progetti di qualità, delle situazioni da affrontare con sistematicità e nel lungo periodo.

Gabriella: ecco, nel fuori onda prima ci diceva proprio questa cosa, di quanto sia importante il monitoraggio, il seguire i progetti

Marco, il volontario espatriato durante la missione di monitoraggio in Sierra Leone

Diego: è importante il monitoraggio, perché vedevo che ogni tanto si andava ad intervenire e poi si scopriva che intervenivamo dove qualcuno era già passato, aveva fatto qualcosa, che poi era stata abbandonata e così via. Abbiamo quindi ritenuto fosse fondamentale monitorare gli interventi per dare una reale soluzione e rendere sempre più responsabili gli abitanti di quello che hanno e quindi dell’importanza del prendersene cura. Non è un regalo che viene dal cielo, quando c’è bisogno arriva l’aiuto momentaneo e via. Non è così, ci sono tante problematiche – come dicevo prima nel fuori onda – non basta dire “facciamo la scuola” se poi non ci sono i servizi igienici, non c’è l’acqua corrente per i bambini e tanti altri servizi

Abbiamo fatto la scuola, bravi! Poi però dopo bisogna mantenere questa realtà, renderla vivibile, proiettabile nel futuro. Perché poi quando i ragazzi finiscono la scuola, dove vanno? Ecco, lì allora noi facciamo dei centri di formazione. La città dei ragazzi a Moba, lo stesso facciamo con Padre Querzani a Bukavu, lì imparano delle professionalità, poi ovviamente ci sono dei ragazzi che hanno delle particolari caratteristiche e una particolare voglia di studiare. Noi abbiamo nipoti e figli, c’è quello che vuole studiare e quello che non ne ha voglia, ecco è uguale, quindi diciamo che se ci sono quelli che hanno particolarmente voglia li si porta avanti nel percorso di studi superiori, ecco questa è un po’ tutta l’attività. Partiamo dal pozzo, che dà vita ad un villaggio che però crea uno smembramento delle attività nell’ambito del villaggio che prima non c’era e da qui partono tutte le varie iniziative, dal centro medico, alla scuola, alle cooperative delle mamme dove praticamente si fa sia alfabetizzazione che microcredito in modo che abbiano la possibilità di darsi da fare. Tutto questo non è facile, lo dico francamente, tutto va fatto, monitorando, e devo dire che con le donne si spende anche un po’ meno tempo a far capire che davvero è qualcosa che servirà per il loro futuro.

Gabriella: che tipo di economia e che tipo di attività loro svolgono?

Diego: loro non hanno sempre un’attività, noi lavoriamo in zone dove davvero non arriva nessuno

Paola: abbiamo un filmato di Marco, un nostro collaboratore che a fine estate 2019, nell’ultimo momento in cui è stato possibile muoversi, è andato a monitorare la situazione sul campo in Sierra Leone

Diego: lui era arrivato con il gippone da Freetown, la capitale della Sierra Leone, e si vede un ponte, il ponte sono 4 assi, e quindi per andare attraversare questo ponte era una scommessa. E io le ho vissute queste cose, faccio l’ultimo esempio, quando sono stato l’ultima volta da Padre Querzani a Bukavu, lui mi ha detto di andare ad accogliere un loro missionario che era al confine con il Burundi, perché doveva tornare in Italia, e praticamente sono andato ad accoglierlo e tutte le malattie le aveva lui, perché poi durante le guerre civili lui, a mani nude, ha operato sia gli amici che i nemici, quindi si è preso l’HIV, si è preso tutto, solo che poi con la jeep è andato in una buca, perché lì praticamente le strade non ci sono, ed ecco lui è finito dentro una buca e si è incurvato tutta la spina dorsale, ma continuava a fare le sue missioni. Così Padre Querzani mi hanno detto non tornare, se non te lo porti dietro. Così l’ho preso, l’ho portato a Bujumbura, ed è stato curato.

Gabriella: in effetti noi siamo davvero in una situazione privilegiata, questo per far capire la situazione, in Africa davvero l’igiene e tutto è molto diverso, forse non possiamo nemmeno capirlo, senza vedere

Bambina ingegnosa

Diego: sì, davvero, io infatti racconto poco queste cose, uno perché non voglio cadere nel pietismo e due perché la gente mi guarda e non capisce, mi chiede “di cosa stai parlando?”. C’è una foto che ho fatto un giorno per caso uscendo da una diga a Moba, una diga che è stata fatta da una ONG italiana di Lecco – una bella diga idroelettrica, curata che neanche in Svizzera francamente – e tutta la zona devo dire è ben curata da questi addetti locali e niente, io ero lì, e vedo due sorelle con dei bidoni in testa, e vedo che una delle due con una mano continuamente faceva così, così ho pensato che non stesse salutando nessuno. Casualmente avevo la macchina fotografica con me, e praticamente mi accorgo che avevo un bidone in testa pieno d’acqua, non so quanti chilometri avesse fatto, ma il bidone era bucato, quindi lei aveva una lattina di conserve che continuamente riempiva e ributtava dentro, e questo per non so quanti chilometri per arrivare a casa e portare l’acqua. Quando racconto questa storia, tutti mi chiedono “e perché non ci hanno messo un tappo?”, ma che tappo?!

Ecco, questo è emblematico della realtà che noi affrontiamo, per non parlare di altre realtà che sono più tecniche in cui possiamo fare analisi di laboratorio, formazione di infermieri perché non vogliamo mandar giù noi dottori e materiali, l’obiettivo è che loro crescano, che la realtà si sviluppi. Non sempre ma mandiamo giù dei dottori, anche loro devono crescere.

Paola: in Congo, per esempio,c’è una nostra volontaria, Ilaria, membro del comitato tecnico e scientifico, è una professoressa di Manchester e ci ha presentato anche questa dottoressa congolese che ha ricevuto una borsa di studio per andare a Manchester a studiare e noi adesso vorremmo cercare di sostenere un anno di studio per poterle permettere di continuare a formarsi, perché poi dopo il suo scopo è quello di tornare nel suo paese e proseguire una serie di studi e attività per il proprio paese.

Gabriella: è importante questo perché quando sentiamo questa frase da tantissime persone “perché non stanno nel loro paese?”, ecco, se forse si spostano è perché ne hanno i motivi e invece così è anche un aiuto per far crescere nuove opportunità lì

Diego: certo, anche i giovani se non vedono una prospettiva, sappiamo che fine fanno, diventano bambini soldato, le bambine hanno una sola strada da percorrere purtroppo

Gabriella: esatto, bisogna aiutarli in questo senso, a crescere e a migliorare le loro condizioni di vita

Paola: adesso anche con internet, se i riuscisse ad utilizzare in maniera effettiva anche in questi paesi, come abbiamo imparato anche noi in questo periodo di Dad a scuola, potrebbe essere fattibile fare dei corsi di inglese fare dei corsi base di analisi, di informatica, un po’ com’era da noi ai tempi di Radio Elettra, ai tempi di mia nonna e sarebbe possibile anche lì con loro fare questo tipo di cose e il costo iniziale sarebbe poco perché alla fine si riduce a internet e sarebbe veramente minimo. Infatti in Sierra Leone l’avevamo iniziato, con Radio Bintumani, tramite la radio – come siamo qui ora con voi – per i bambini che non possono recarsi a scuola perché magari il loro villaggio è lontano dalla scuola, ma possono comunque sentire, si riuniscono intorno a un insegnante radiofonico e imparano a leggere, ecc

Gabriella: ecco, sì, è già un grande passo avanti. Ma infatti, voi, come attività proprio specifiche per realizzare tutto questo cosa fate?

Enza, la prima nata nel nostro Centro Medico a Konkoba – Sierra Leone

Diego: allora, noi per iniziare, chiediamo a gente come noi, di darci una mano. Facciamo delle campagne di raccolta fondi attraverso internet, abbiamo anche tante iniziative inviate via posta e poi puntiamo tanto anche sul contributo delle persone e sul passaparola, affinché ognuno capisca cosa si fa e come si può portare avanti. Il nostro non è un discorso che manda un messaggio del tipo “Salviamo il mondo”. Noi sappiamo che non salvare il mondo, ma salviamo quelli di Konkoba, di Kemba, e così via, sono nuclei abitati da migliaia e migliaia di famiglie che cominciano ad avere la loro vita e questo per noi è importantissimo.

Gabriella: ed è molto importante soprattutto anche proprio in prospettiva, è importante proprio questa idea non solo dell’aiuto solo momentaneo

Diego: lo sviluppo nell’ambito del loro territorio, per esempio, quando noi operiamo in Sierra Leone, nella zona di Kabala e così via, lì ci sono molte foreste con alberi che hanno un buon valore commerciale, lì quindi sarebbe da aiutare nella piantumazione e nella valorizzazione ambientale, per non parlare del loro terreno che è fertile da morire…

Gabriella: una cosa importante, perché è una domanda che mi fanno speso “voi i fondi sapete dove vanno?”, mi sembra di aver capito che siete molto ligi anche nell’andare a verificare lì e nel non disperdere

Diego: assolutamente sì, anche per non buttare via i soldi

Paola: prima del Covid dei nostri volontari andavano fisicamente sul luogo almeno una volta all’anno. Anche perché non lavoriamo con persone del luogo, ma che hanno comunque una rappresentanza anche in Italia, per esempio Padre Bomoi, Padre Querzani che è di Brisighella e una volta all’anno va e torna, quindi ci sono assolutamente delle garanzie. Certo, in questo periodo Covid è stato un pochino più complicato perché comunque è stato impossibile muoversi non si è potuto neanche forse andare avanti a fare tutto quello che facevate

Paola: è stato tutto un po’ indirizzato in maniera diversa, tanto è vero che adesso abbiamo iniziato un progetto per le famiglie locali di Lainate dove noi siamo presenti con una sede operativa perché anche in quel caso ahimè ci sono dei problemi anche nelle famiglie italiane

Diego: la Caritas ci ha segnalato dei problemi per delle famiglie, e noi abbiamo detto, ok, non siamo la grande associazione che si può permettere chissà che cosa, però noi ci focalizziamo sui bambini che non debbano mai avere problemi, e anche le famiglie di conseguenza, perché veramente non vogliamo che i bambini possano subire situazioni non simpatiche

Gabriella: anche perché i bambini sono il futuro, quindi educando tra virgolette, cioè rendendo un po’ indipendente la famiglia, si rende anche migliore il futuro di questi bambini

Paola: infatti, noi collaboriamo con la Caritas e paghiamo direttamente alla società che gestisce i buoni mensa, supportando la famiglia in questo, quindi con un aiuto diretto

Diego: purtroppo molte famiglie hanno perso il lavoro e quindi fino a ieri stavano bene, avevano 3/4 stipendi perché avevano chi lavorava in un bar, chi faceva altro e poi si sono trovati improvvisamente a spasso

Gabriella: e lì trovarsi a spasso è ancora peggio, se si può dire di quello che noi possiamo pensare nella nostra situazione attuale, insomma. Ecco, una cosa volevo sapere, perché vedo che il tempo scorre, non riusciamo neanche a mettere la canzone

Diego: facciamo sentire il nostro sentimento

Gabriella: lo trasmette bene e anche la signora Paola! Come possiamo aiutare noi qui l’associazione?

Diego: una cosa che non pensa su nessuno è il 5 x 1000. Il 5 x 1000 praticamente è una parte della nostra dichiarazione dei redditi, è una voce che viene assegnata allo stato e poi viene distribuita alle varie associazioni, se si mette il codice fiscale dell’associazione in dichiarazione. Io le do il nostro, quello di Fonte di Speranza che è il 97390880157, però se andate su www.fondedisperanza.org trovate tutte le info e anche questo che è un modo facile per donare, vero?

Paola: facilissimo! Oltre che per donare ci sono tutte le informazioni sui nostri progetti, su dove siamo presenti localmente, quindi appunto anche in Italia, piuttosto che nei paesi in via di sviluppo, come Sierra Leone, Congo, India, poi ci sono i nostri riferimenti, quindi per qualsiasi cosa siamo presenti e disponibili a parlare e spiegare

Gabriella: fate anche altre attività, magari delle manifestazioni?

Diego: io vorrei dire una cosa perché ci tengo sempre. Ci sono molti donatori perché sono tanti, queste persone danno dei soldi per un progetto e noi in loco mettiamo una targa personalizzata in memoria come quella per questo bambino che purtroppo è morto giovane e la famiglia voleva ricordarlo, quindi gli abbiamo dedicato un pozzo con una bella frase

Paola: ci sono anche le casette…

Casetta popolare a Bukavu

Diego: anche le casette, perché uno dei problemi grossi come dicevo prima, sono queste povere donne, che vengono trattate male, che rimangono senza marito, senza casa, senza niente. Allora con Padre Querzani abbiamo deciso di costruire delle casette monofamiliare, per le quali si può fare una dedica con una targa, che rimane un ricordo questa. Ne abbiamo parlato con Querzani perché c’è un mio caro amico, Fausto Sangiorgi che aveva fatto lo stesso progetto in Sri Lanka, perché noi aiutiamo anche in Sri Lanka, e lì praticamente ormai sono quasi indipendenti perché si è sviluppata la parte tecnica, la parte computer, la parte elettrica, cioè è un centro professionale, gestito dai Gesuiti, in un ambiente buddista, di religione a maggioranza buddista. Fausto aveva donato a queste donne queste casette, siamo andati a trovarle, ed è stata una cosa molto bella perché con noi era venuta una famiglia di Brisighella perché loro avevano intestato una casetta al figlio di questa signore che era morto giovane, quindi andare a vedere la casetta che per fortuna era tenuta bene, è stato emozionante

Gabriella: bello, il regista mi rimette in riga, dobbiamo stringere un attimo, però volevo ripetere anche il numero e ricordare innanzitutto il sito

Paola: sì, allora, www.fondedisperanza.org e il codice fiscale è 97390880157

Gabriella: ecco, possiamo veramente garantire che questi soldi sono veramente monitorati e tracciati e sappiamo che facciamo qualcosa bene

Diego: sì, i soldi vengono usati interamente nei progetti e i progetti vengono seguiti e monitorati, quindi se uno vuol essere sicuro che quel pozzo c’è, il pozzo c’è

Gabriella: questo è molto bello perché sappiamo di poter fare tanto, innanzitutto con il 5 x 1000 senza neanche poi sforzarci tanto. Ecco, e sappiamo che facciamo delle cose fatte bene e i nostri ascoltatori lo sanno che chi fa del bene sta bene veramente e penso che sia veramente una cosa vera nel vero senso della parola

Paola: questa frase la useremo, se possiamo

Gabriella: sì, perché assolutamente ci siamo resi conto nelle varie trasmissioni che chi anche da un’ora del suo tempo poi sta meglio perché sa che perlomeno non ha buttato via qualche cosa di questo periodo

Diego: assolutamente, io mi sento meglio molto meglio di prima

Gabriella: mi fa molto piacere e sicuramente è così sapendo tutte le attività che portate avanti! Io ricordo che stasera alle 19:10 ci potete risentire con il Dottor Diego Sportiello e Paola Biassoni. Grazie mille, è stato davvero un piacere conoscervi e ci risentiremo perché monitoreremo la situazione. A dopo!

Diego e Paola: Grazie a te!

Chi è Radiorizzonti

Radiorizzonti, di ispirazione cristiana, nasce nel 1987 a Saronno (VA) come strumento per mettere in comunicazione le varie realtà cittadine, e negli anni ha ampliato la propria funzione e la propria capacità di penetrazione nel tessuto sociale.
Con una chiara vocazione non-profit, Radiorizzonti si rivolge in particolare a tutte le realtà associative, ricreative, culturali e di promozione umana.
Radio impegnata, ma anche volta ad intrattenere i propri ascoltatori con programmi vari, musicali, notiziari locali, sport, cultura, spazio giovani e giovanissimi ecc.

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